Nunzio Sulprizio  -  Alfredo Luciani  -  Pietro Troiani

Nunzio Sulprizio
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Il Beato Nunzio Sulprizio è nato il 13 aprile 1817 a Pescosansonesco. Ha avuto una vita difficile sin dall'infanzia: a tre anni ha perso suo padre, a sei anni la mamma ed a nove anni la sua buona nonna che, anche se analfabeta, gli aveva insegnato le preghiere e la dottrina cristiana. Così è stato costretto ad andare a vivere da uno zio fabbro che Nunzio ha aiutato facendo il garzone nella sua officina. Purtroppo lo zio era un uomo molto duro ed irascibile e spesso lo trattava male. Gli chiedeva lavori superiori alle sue forze di bambino e quando Nunzio non riusciva a rendersi utile lo zio lo riempiva di botte.
Una mattina d'inverno lo zio Minco gli comandò di portare dei lavori a un cliente. Nevicava e c'era un forte vento freddo. Nunzio era scalzo e poco vestito. Per il troppo peso arrivò dal cliente tutto sudato. Era già da tempo debole, ma da quel giorno cominciò a stare male senza più riprendersi. Un altro giorno, mentre era intento ad azionare il mantice in officina, un carbone ardente gli cadde sul piede sinistro e gli provocò una piaga. Non potè curarsi e così quella ferita lo portò lentamente alla carie ossea della tibia e segnò l'inizio della fine della sua vita terrena.
Nonostante tutte le disgrazie che si sono abbattute sulla sua giovanissima vita, egli non si è mai abbandonato alla disperazione. Sopportava ogni cosa facendosi forza nella preghiera ed affidandosi alla Madonna. Una cosa molto triste è stata l'incomprensione dei suoi paesani. Ogni mattina andava a lavarsi la ferita alla fontana pubblica. Ma la gente del paese lo scacciava, perché aveva paura che infettasse l'acqua della fontana. Così doveva trascinarsi con le stampelle ad un'altra sorgente fuori del paese. Lui però non se la prendeva a male e riusciva a perdonare tutti. Oggi a quella sorgente, sulla quale sorge il Santuario, vanno i pellegrini per ottenere miracoli e guarigioni.
All'età di quattordici anni lo zio Minco lo mandò via, perché non riusciva più ad aiutarlo. Dopo un ricovero all'ospedale dell'Aquila un'altro zio militare lo portò a Napoli. Là si prese cura di Nunzio un grande uomo, il  colonnello Felice Wochinger, ufficiale dell'esercito borbonico.
Così anche grazie alla sua bontà poté affrontare serenamente le sofferenze degli ultimi anni di vita. Il militare dall'animo gentile lo fece curare dapprima nell'Ospedale degli Incurabili dove c'èrano malati che il giovane Nunzio, nonostante le sue sofferenze, cercava di aiutare e confortare. Poi, quando ormai i medici si accorsero che non c'era più nulla da fare, il Colonnello lo portò a casa sua a Castel Nuovo, dove lasciò questo mondo per ricongiungersi ai suoi cari nel paradiso. Aveva da poco compiuto 19 anni ed era il 5 maggio 1836. In quel giorno a Napoli si sparse un forte profumo di fiori e tutti i napoletani che ebbero la fortuna di conoscerlo si accorsero di essere stati vicino ad un Santo.

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